Sala
Dalì
Salvador Dalì, simbolista per eccellenza, dipinse più di 1500 quadri, realizzò illustrazioni per libri, litografie, scenografie e costumi teatrali, sculture, e si interessò anche di moda, di fotografia e di cinema. Le sue figure e immagini andavano oltre il loro significato apparente, verso concetti astratti. Tra i suoi simboli più conosciuti c’è “l’orologio molle”, simbolo della relatività del tempo trattata nelle teorie di Einstein, e l’uovo, a rappresentare la speranza e l’amore.
Dalí nacque l’11 maggio 1904 nel piccolo villaggio agricolo di Figueres, in Spagna. Fin dalla tenera età, Dalí fu stimolato, soprattutto dalla madre, a praticare l'arte e il suo pensiero artistico, finendo per studiare in un'accademia di Madrid. Qui strinse amicizia con gli scrittori Bello, Buñuel, e García Lorca e attirava l’attenzione per il suo modo eccentrico di vestire, ma soprattutto per i dipinti in stile cubista. Espulso perché affermava che nessuno in quell’istituto era abbastanza bravo per giudicare la sua arte, si recò a Parigi dove cominciò a interagire con autori del calibro di Picasso, Magritte e Mirò, il che lo portò al suo primo periodo surrealista. L’interesse della critica, divisa fra entusiasmi e perplessità, iniziò a destarsi.
Nel 1929 entrò ufficialmente a far parte del gruppo dei surrealisti di Montparnasse. Tuttavia, il Surrealismo dell’artista spagnolo era molto personale, ispirato a De Chirico, ai concetti della psicoanalisi di Freud e caratterizzato da quello che lo stesso Dalì definì il metodo paranoico-critico, con il quale riusciva a raggiungere un maggiore livello di creatività attraverso l’esplorazione del subconscio. Nel 1931 dipinse una delle sue opere più celebri: La persistenza della memoria.
Durante la Seconda guerra mondiale, Dalì si trasferisce in California. Questi sono anni prolifici: pubblicò la sua autobiografia, avviò una collaborazione con il fotografo Philippe Halsman, dipinse ritratti di americani benestanti per la Knoedler Gallery ed espose in numerose gallerie. Tornato in Spagna sperimentò nuove tecniche artistiche e di comunicazione: realizzò delle tele in cui l’inchiostro veniva lanciato in maniera casuale, si servì di olografie, si interessò alle scienze naturali dipingendo opere in cui i soggetti erano composti da corni di rinoceronte, che secondo Dalì rappresentavano la geometria divina, e venne affascinato dell'ipercubo (un cubo a quattro dimensioni).